Challenge 21

Programma

ore 9,00

Workshop 1

Dalla ‘mater familias’ alla teoria di genere

 

 

Nel corso dei secoli il processo di emancipazione della donna – dai diritti elementari all’interno della famiglia, al diritto di voto, fino al divorzio e all’aborto – è avanzato in modo difforme sia in termini temporali, che geopolitici. Nella civiltà antica e preindustriale, la donna rivestiva principalmente il ruolo di garante della cura della prole, svolgendo la missione materna come “sussidiarietà” all’uomo produttore e guerriero.

La sua funzione entro le mura domestiche pose la donna, a seconda dei momenti storici e dei gradi di sviluppo dei popoli, in condizioni differenziate: così, se nella Grecia antica fu marcata la differenza e la disparità, nella Roma dell’Impero la posizione sociale della donna si emancipa, andando a rivestire ruoli attivi in condizioni di maggiore, relativa libertà rispetto al capofamiglia, sia all’interno della casa, sia nei luoghi alti della decisione, cioè del potere politico e sociale. L’irruzione del sentimento e del credo religioso cristiano, elevando la coppia e quindi il matrimonio a unione formale e valoriale, genera una svolta nel peso specifico del ruolo femminile, ma non esaurisce gli interrogativi legati ai ‘diritti di cittadinanza’, che restano spesso soffocati e umiliati.

Il riscatto intellettuale inizia solo nel Medioevo. Nel Feudalesimo la regina era incoronata al pari di un re: l’uomo e la donna si collocano sovente su un piano di parità, ma solo nelle fasce alte della società. Donne come Eleonora d’Aquitania e Bianca di Castiglia esercitano il potere reale in condizioni di sostanziale parità di sesso. Una linea storica di demarcazione nella dinamica dei diritti e delle parità tra i sessi si colloca nell’epoca della Rivoluzione francese quando, nel 1792, Mary Wollstonecraft pubblica il primo documento “femminista”, A Vindication of the Rights of Woman. Solo nel XIX secolo, con la nascita della cultura industriale occidentale, si pongono le grandi questioni dei diritti di cittadinanza: voto, lavoro, educazione e formazione professionale, libertà civili. Ma più ancora furono le trasformazioni strutturali e infrastrutturali dell’industrialismo produttore di beni a svolgere un ruolo attivo di cambiamento sociale: la mancanza di manodopera dovuta alle due Guerre Mondiali richiamò milioni di donne nelle fabbriche. Con l’era post industriale, caratterizzata dalla produzione di beni e servizi, un ‘esercito’ di casalinghe, spesso sottopagato e sottoutilizzato, entra nel mondo del lavoro. Siamo agli anni ’70 e ’80, quando proprio dai luoghi di lavoro e dalla scuola nasce quel movimento femminile e femminista che conquista divorzio, interruzione volontaria di gravidanza, parità salariale e di accesso a tutte le professioni, e sancisce il diritto della donna di esprimersi nella propria completezza, originalità e differenza di persona umana. Un processo di emancipazione, tuttavia, non terminato e, per diversi aspetti, ancora aperto.

Maschilità e femminilità, secondo la teoria di genere introdotta dall’antropologa Gayle Rubin, sono una costruzione culturale e sociale, distinta dal corredo biologico che caratterizza il maschio e la femmina, e come tali devono storicizzati e contestualizzati. Quali conclusioni e suggerimenti si possono trarre oggi dal percorso storico femminile? A che stadio di evoluzione è giunta la parità-dispari? Che ruolo svolgerà la ‘cultura di genere’ nelle dinamiche della mondializzazione?

 

  

 

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ore 15,00

Workshop 2

Salute, istruzione, empowerment femminile: scenari del nuovo Millennio

 

L’impulso innovativo e trasformatore delle donne nella società del XXI secolo è stato riconosciuto anche dalle Nazioni Unite, che hanno posto in stretta relazione il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo del Millennio con l’avanzamento della condizione femminile nel mondo.

Secondo Rachel Mayanja, Consigliere Speciale per le tematiche di genere e la promozione delle donne del Segretario Generale Ban Ki-moon, “si è costruito un consenso mondiale attorno all’idea che l’empowerment delle donne sia lo strumento più efficace per lo sviluppo e la riduzione della povertà e che i restanti ostacoli all’uguaglianza di genere possano essere superati”.

Attribuire più potere alle donne promuovendone la piena partecipazione al mondo economico, politico e sociale rappresenta quindi un obiettivo strategico e diventa componente essenziale per pensare politiche nazionali e internazionali, formulare progetti di sviluppo, avviare programmi e iniziative in grado di realizzare una crescita economica sostenibile.

La formazione gioca sicuramente un ruolo rilevante per sostenere una presenza attiva delle donne nello sviluppo socio-economico del proprio territorio. È provato che da un più elevato grado di istruzione delle donne deriva maggiore benessere sociale. Gary Becker, premio Nobel per l’Economia 1982, afferma: “Le donne laureate sono sempre più numerose e in alcuni paesi hanno superato gli uomini.

Anche i loro salari sono in crescita, tanto che in USA il 30% delle donne guadagnano più dei loro mariti”. In futuro “non sarà il petrolio o le risorse naturali o le macchine, ma le persone, a determinare la ricchezza dei paesi” sostiene lo studioso. I paesi che sapranno investire nella creatività e imprenditorialità delle donne avranno una possibilità in più: mai come in questo momento la presenza delle donne nei luoghi della decisione è indispensabile per rilanciare lo sviluppo globale su nuove basi.

Sostenere il processo di empowerment delle donne nei paesi in via di sviluppo significa dare loro voce assicurandone la formazione e l’istruzione, ma anche ridurre la loro vulnerabilità e l’esposizione ai rischi per la salute. Secondo le Nazioni Unite, nel mondo ci sono 215 milioni di donne che non hanno accesso ad alcuno strumento di pianificazione familiare per il controllo delle nascite e la loro salute personale. Ogni anno 350.000 donne muoiono per complicazioni legate alla gravidanza e al parto. Occorre rafforzare i programmi di prevenzione ed incrementare l’accesso delle donne a servizi sanitari appropriati, economici e qualificati nelle aree sottosviluppate se si vuole accelerare lo sviluppo sociale ed economico di quei Paesi.

L’incontro ha l’obiettivo di allargare il dibattito su come sarà possibile costruire un futuro migliore per il pianeta indicando percorsi efficaci di lotta alla povertà e sviluppo sostenibile che tengano conto del riconoscimento delle donne come forza economica e come attrici dell’innovazione.