Challenge 21

Tema

Le trasformazioni dell’economia e del lavoro hanno investito le prospettive e le aspettative di giovani ad ogni latitudine. La recessione mondiale ha impresso un’accelerazione alla declinazione della precarietà: milioni di giovani, ad Ovest e ad Est, guardano al loro futuro con incertezza ma anche con immutabile speranza.
Al Terzo Millennio si è affacciata una generazione errante, che nel deserto delle ideologie, ha iniziato un cammino, al contempo, di illusioni e di progetti: nel lavoro, nella vita sociale e culturale, nello studio e nel tempo libero. All’ombra dell’incertezza permanente sono avvenute, intanto, trasformazioni di percezione e di prospettiva di carattere culturale e antropologico. La stessa idea di lavoro ha cambiato volto e codificazione, così come una serie di sincronismi sociali e di consuetudini.
I giovani rappresentano una potenza nomade in movimento. Archiviate le utopie, anelano a valori di solidarietà e condivisione, ma non rifuggono la competizione. Si pone, per decisori ed educatori, una sfida epocale: indicare alle giovani generazioni l’uscita dall’anomia, dalla tensione e dallo smarrimento.
La precarietà, che investe soprattutto le giovani generazioni, non è solo un dato registrabile sul mercato del lavoro, ma ha molto a che fare con le condizioni di vita urbana (alloggi, accesso a servizi essenziali, trasporti…) e con il godimento di effettivi diritti di cittadinanza.
L’accesso e la permanenza nel mercato del lavoro dei giovani, assume caratteristiche strutturalmente differenti rispetto a quelle che hanno vissuto i loro padri. Le condizioni di accesso, in particolare, sono segnate da un’estrema flessibilità in entrata, che tende a permanere e a modificare l’aspettativa occupazionale e di vita anche nelle fasi successive dell’esistenza. I processi di trasformazione e delocalizzazione delle imprese rendono instabile anche il lavoro formalmente a tempo indeterminato.
Eppure negli ultimi anni sono state proprio le giovani generazioni a sollecitare domande di riflessione o di protesta. Attraverso le arti, la musica, la letteratura, il cinema manifestano una richiesta di riappropriazione di futuro, un nuovo bisogno critico di inclusione al quale i governi, l’economia, la cultura devono saper dare una risposta.
Il Centro Pio Manzù propone una riflessione aperta e coraggiosa sulla condizione globale delle giovani generazioni del terzo millennio. Un summit mai tentato di analisi e proposta sulla condizione del mondo giovanile esaminato nella sua interezza: dall’aspetto economico e del lavoro, all’espressione culturale, artistica e religiosa. Un tentativo di disegnare il profilo di una generazione errante, dotata di conoscenza, volontà e aspettative.