Tema
Con la fantasia iperbolica e metafisica degli scrittori di fantascienza del ‘900, Isaac Asimov immaginava il progresso tecnologico come un flusso continuo di scoperte per il benessere dell’umanità e del pianeta. I risultati dell’affermarsi della tecnologia e della genialità umana sono andati anche oltre l’immaginazione di Asimov: il progresso, le tecnologie, lo sviluppo, hanno mutato l’Uomo e l’ambiente, determinando grandi avanzamenti – si pensi ai progressi delle medicina – ma anche catastrofi ecologiche e nuovi vincoli esistenziali per la specie umana. Nel XXI secolo, dunque, si pongono all’umanità nuove sfide di controllo dei processi dall’Uomo stesso generati. La sfida della crescita equilibrata, ovvero di uno sviluppo in grado di far fronte alle esigenze di migliore qualità e di equità sociale, per le presenti e future generazioni, appare la più ardua. La compromissione dell’ambiente e del clima, lo sfruttamento intensivo delle risorse naturali, la congestione dei centri urbani sempre più fittamente popolati, l’approvvigionamento alimentare, sono alcune delle conseguenze nefaste del processo di crescita e affermazione dell’era tecnologica. Eppure, la qualità ambientale è vissuta da larghi strati dell’umanità sempre di più come fattore cruciale del benessere economico e sociale. Per avere un futuro l’umanità dovrà imparare a fare di più e meglio con meno risorse: minore inquinamento e minore consumo di risorse naturali e di energia sono precondizioni, ormai, per vivere meglio. In discussione è lo stile di vita di intere popolazioni, soprattutto, dell’emisfero nord del mondo, chiamate a consumi consapevoli, più sobri e di migliore qualità.
La grande minaccia dei mutamenti climatici, richiamata ormai anche dai maggiori leader mondiali e dal vertice di Copenaghen del 2009, rappresenta la principale prova con cui l’umanità dovrà misurarsi. La dipendenza dal petrolio, dal carbone e dal gas naturale chiama i decisori ad una gara globale sull’efficienza energetica e sulle energie pulite, rinnovabili. La scommessa ambientale, però, è solo una delle grandi sfide del XXI secolo. Altrettanto cruciale e ricca di implicazioni è la questione demografica. Il peso demografico dei paesi ricchi calerà rapidamente e con esso il potere economico si sposterà nei paesi oggi in via di sviluppo; la forza lavoro dei paesi agiati continuerà ad invecchiare impattando la crescita economica e incentivando nuove immigrazioni; per la prima volta nella storia, i maggiori centri urbani mondiali avranno più abitanti del resto del mondo La tensione demografica si accentuerà nelle aree del mondo dove più alto è anche il confronto o il conflitto religioso. Diseguaglianze e fondamentalismi si rivelano sempre di più come miscela pericolosa capace di generare guerre, violenza e terrorismo. La minaccia di una conflittualità permanente e il bisogno di sicurezza costringeranno i Paesi a ricorrere a misure di protezione e interventi per tentare di arginare la ‘multinazionale del terrore’.
Il Novecento, dunque, ha lasciato impegnative eredità. L’ambiente, la crescita demografica, i conflitti religiosi, il terrorismo, la finanza fuori controllo, sono alcuni dei principali retaggi di una fase storica densa di avvenimenti e implicazioni. Tra questi retaggi, la rilevanza della condizione femminile che, a poco a poco, è cresciuta sino a diventarne un tema centrale e una delle grandi conquiste. Il rapporto uomo-donna è evoluto, generando fattori di mutamento sociale, culturale e antropologico. Nel corso degli
ultimi sessant’anni, la comunità internazionale ha riconosciuto valenza universale ai diritti delle donne e ha dichiarato inaccettabile ogni discriminazione tra i sessi. Il cammino dell’emancipazione, tuttavia, è ancora lungo e laborioso. In generale, lo status delle donne è influenzato da un coacervo di fattori biologici, sociali e culturali che sono altamente correlati. Le donne ricevono ancora meno informazioni dei maschi e hanno un minor controllo dei processi decisionali e delle risorse della famiglia. Nell’economia, nelle arti, nella politica e nel sociale, hanno costruito nuovi orizzonti, raggiunto traguardi di potere e influenza sociale, ma permangono ancora ‘sacche’ di arretratezza, soggiogamento ad usi e costumi maschili, violenza. La crisi economica globale, inoltre, ha rilanciato con prepotenza il dibattito sul governo democratico dei processi economici. Dopo anni di convinzione che il mercato possegga in sé gli elementi di autoregolamentazione del sistema, si è tornati a discutere sulla necessità di stabilire nuove regole condivise e principi etici di governance globale. Il corso della storia, come ha efficacemente scritto Giulio Tremonti, non poteva essere fermato, ma qualcuno ha follemente causato l’accelerazione dei processi di sviluppo, liberando forze negative – si pensi ancora allo sfruttamento del pianeta – che ora sono difficili da controllare. La rivoluzione della globalizzazione ‘è stata preparata da illuminati e messa in atto da fanatici’. Si avverte, perciò, il bisogno di una Nuova Politica, che generi norme di governance economica, valori condivisi nei principi di autorità, ordine e responsabilità. Ciò è tanto più urgente ed importante per far fronte alle emergenze ambientali ed energetiche, ma anche alle implicazioni dello sviluppo tecnologico, ovvero ai bisogni di una civiltà in rete, sempre più ‘free open source’. Una civiltà centrata sulla libera e condivisa circolazione della conoscenza e dell’informazione, che soprattutto nelle scienze di frontiera, come robotica e biotecnologia, aprono inediti scenari di ricerca ma anche di governo del possesso del sapere.
Il Centro Pio Manzù ha individuato in sei grandi sfide l’avvenire dell’umanità nel XXI secolo. Fedele alla sua missione di cenacolo di riflessione culturale ed ideale, luogo di pace e collaborazione, concentrerà a Rimini nell’ottobre 2010 pensatori e decisori da tutto il mondo con l’ambizione di offrire itinerari e traiettorie di risposta senza limiti ideologici, di fede religiosa o convinzione politica.