Challenge 21

Tema

Il XXI secolo è “donna” e sarà costruito sulle fondamenta gettate nel corso degli ultimi cent’anni. Il Novecento ha sancito la rilevanza della condizione femminile che, a poco a poco, è cresciuta sino a diventarne un tema centrale e una delle grandi conquiste. Dal 1902, anno in cui la Convenzione dell’Aia si è dotata di norme internazionali destinate a proteggere le donne nell’ambito del matrimonio, del divorzio e dell’affidamento dei figli, il cammino è stato lungo e controverso. Pochi anni dopo, la Società delle Nazioni, organismo precursore delle Nazioni Unite, adottò misure volte a promuovere il ruolo femminile. Era un periodo in cui nella maggior parte dei paesi alle donne era negato il diritto al voto, la titolarità di cariche e la partecipazione alla vita politica. La Carta delle Nazioni Unite è stata il primo accordo internazionale a sancire la parità di genere quale diritto umano inalienabile.

Molte barriere all’emancipazione femminile sono cadute come conseguenza naturale dell’avvio della Seconda Guerra Mondiale. In tutte le nazioni uomini e donne hanno sofferto a causa del conflitto, ma fra la popolazione civile sono state le donne e i bambini a sostenere il peso maggiore della guerra.

Dal secolo breve del femminismo, dell’emancipazione e dei diritti “inalienabili”, “l’altra metà del cielo” scala il cielo, ambisce alla governance dei processi economici, politici e sociali, conquista potere diffuso, impone nuove sensibilità, modi di essere e di pensare.

La celebre definizione di Mao Tse Tung, “le donne reggono l’altra metà del cielo”, si trasforma in precetto materiale, obiettivo concreto, giorno per giorno, di milioni di donne che definiscono il divenire delle cose. Imprenditrici, professioniste, intellettuali, politiche, scienziate, manager, madri e figlie fanno opinione e decisione.

Alcune battaglie si vincono, altre si perdono. La parità di genere è ancora un’utopia. In molti paesi, la supremazia e il potere maschile dominano sia nella famiglia, sia nelle relazioni sociali. Allo stesso tempo, le donne hanno acquisito ruoli di prestigio in settori tradizionalmente di dominio maschile, soprattutto in alcuni degli ambiti più controversi della postmodernità: ambiente, diritti civili, politici e biologici, governance sociale.

Le donne costituiscono la metà della popolazione mondiale e il loro pieno coinvolgimento nella società porterebbe benefici a tutti. In campo economico, ricerche empiriche hanno dimostrato che donne e ragazze lavorano più degli uomini, investono i loro risparmi nei loro figli e si assumono la responsabilità della famiglia. Quando le donne arriveranno ad acquisire maggiore potere nella gestione di comunità e società, molte cose cambieranno, tra le quali i trend demografici, con conseguenze significative su crescita economica e sostenibilità ambientale.

La disuguaglianza tra i sessi limita lo sviluppo, perché pregiudica la capacità di uscire dalla povertà e dunque la crescita sostenibile. Un miglioramento della condizione della donna è, pertanto, condizione necessaria per politiche di sviluppo più efficaci.

Il cammino dell’emancipazione, tuttavia, è ancora lungo e laborioso. In diversi paesi dell’Africa, Asia del Sud, America Latina e Medio Oriente, una ragazza su quattro si sposa prima del suo quindicesimo compleanno. In molte regioni del mondo, il sesso femminile riceve meno informazioni del sesso maschile e ha un minor controllo dei processi decisionali e delle risorse della famiglia.

Il XXI secolo, pur tuttavia, sarà “donna” perché nei decisori – uomini e donne – è presente la nuova consapevolezza dei diritti di genere. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio approvati dai leader mondiali nel 2000 si concentravano sull’emancipazione femminile tramite obiettivi specifici come un lavoro dignitoso, la promozione della parità tra i sessi, l’autonomia delle donne e il miglioramento della salute materna.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione epocale nella quale si enfatizza la necessità di assicurare alle donne un ruolo maggiormente partecipativo nella risoluzione dei conflitti e negli sforzi di costruzione della pace.

Anche nelle aree più povere e depresse del mondo, le donne possono e devono svolgere un ruolo propulsivo di pace, sviluppo, emancipazione per se stesse e per gli uomini.

Nell’Africa sub-sahariana il gap educativo tra donne e uomini si deve agli ostacoli all’accesso e alla permanenza delle bambine nel sistema scolastico, dovuti per lo più alle norme culturali dei diversi gruppi etnici. Nel Sud-Est asiatico un impatto significativo sul tasso di formazione femminile deriva dalla scarsità di risorse impegnate dai genitori per l’istruzione delle figlie. In America Latina e nei Caraibi i governi hanno dato priorità ai problemi delle donne in piani e programmi generali, ma solo raramente hanno definito politiche specifiche di pari opportunità e strategie concrete per l’implementazione delle stesse. Emancipazione, formazione ed educazione femminile, dunque, sono condizioni essenziali per la soluzione dei problemi storici più ampi dei Paesi sottosviluppati quali il controllo demografico, la questione alimentare, la modernizzazione dell’economia.

Tutte le questioni che riguardano lo sviluppo e i diritti umani hanno una dimensione di genere. Per affrontare queste tematiche in modo più sistematico, a luglio del 2010 i leader mondiali hanno creato UN Women, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile.

Alle grandi sfide dell’umanità, la donna fornisce risposte alte, lungimiranti, alternative e sagge. Nelle arti, nella letteratura e nel cinema, nell’economia, nell’informazione e nella gestione della società in generale le donne costruiscono nuovi orizzonti, raggiungendo traguardi di carisma e di potere.

Espressione di questa analisi, l’incontro del Centro Pio Manzù sollecita a nuovi traguardi di riflessione l’universo multisfaccettato del pensiero femminile e maschile contemporaneo, invitando esperti e decisori a elaborare progetti e formulare suggerimenti per rafforzare e arricchire il cantiere aperto del pensiero di genere: cultura di genere non come insistenza sul dualismo uomo-donna, ma come valorizzazione delle differenze, come ricerca di sintesi, di unità nella diversità.